Federico Fellini e Tonino Guerra:
due gocce cristalline

Federico Fellini 100 Tonino Guerra
Federico Fellini - Foto: Paritani

“Non è vero che uno più uno fa sempre due; una goccia più una goccia fa una goccia più grande”. Non è detto a sapersi se Tonino Guerra questa poesia l’ha dedicata all’amico Federico Fellini – che poi le poesie non si dedicano mai, semmai si donano, ed è bello donare parole alle persone – però è bello, in fondo, immaginarlo. Mentre Rimini festeggia il centenario della nascita del Maestro (1920-2020), nell’entroterra, più precisamente a Pennabilli, sulla stradina che porta verso la casa di Tonino, si incontra un palo in legno. Attorno vive una colonia di gatti che, nella loro fel(l)inità, tutti i giorni passano davanti al quel piccolo ma prezioso frammento lirico.

Tonino e Federico, Federico e Tonino. Due gocce cristalline che un giorno hanno deciso di incontrarsi e percorrere – assieme, ognuno con la propria poetica – una strada. Non “La strada”, quella strada cioè che è diventata un celebre film ma più semplicemente una strada. Lunga, delicata. Certamente priva di angoli: tutti e due, nella loro vita, hanno in qualche modo abolito gli spigoli.

Li incontro ovunque, quei due amici. A Rimini, a Santarcangelo di Romagna, a Pennabilli. Negli occhi delle persone. Nei loro (ri)tratti, forse enfatizzati, sicuramente genuini. È la poesia della Romagna, quella che hanno scritto ma soprattutto vissuto. Uomini e donne che conoscono la leggerezza delle rime e la rotondità della piadina, la morbidezza del Sangiovese, le carezze del Garbino, il profumo protettivo della pioggia che incontra il mare lungo la lingua di cemento e sogni che affianca il porto.

Ma è forse in una pellicola, la pellicola, che se stai lì a riguardarle tutte ci esci “tocco in testa”.  Nella sana follia capisci che la pellicola è una, e non solo per il suo titolo. È lì, esattamente, lì, soprattutto lì, lì insomma, che le due gocce sono diventate una sola, grande, immensa, infinita. Una goccia che ha attraversato l’Oceano Atlantico, lo ha riempito di più, e che è andata a prendersi un premio, l’Oscar, nel 1975. “Con ‘Amarcord’ mi pare che Federico e io siamo riusciti a regalare l’infanzia al mondo” ha raccontato lo stesso Guerra.

Si chiama così, questo film. E non va tradotto. Semmai va vissuto, come si fa nelle amicizie più vere. Come fa l’acqua che decide di abbracciare altra acqua per sposare il mare.

Scritto per ITineraris da Alessandro Carli, giornalista

Scopri i nostri tour!