La "Bomboniera" dei Teatri in Romagna

festival teatri santarcangelo
Festival dei Teatri Santarcangelo di Romagna - Foto: Archivio Provincia Rimini - Autore: Paritani

“Una… ‘bomboniera’ quindi? Ne sei sicuro?”.
“Non riesco a avvicinare le due immagini: un teatro sperduto nell’entroterra romagnolo e una… bomboniera. Non ci riesco proprio”.
“Eppure ti chiedo di credermi. È una bomboniera”.

La strada che collega Santarcangelo a Longiano conosce poche linee dritte: c’è un rettilineo che unisce il borgo clementino a Savignano sul Rubicone e un altro ancora, più corto, subito dopo la rotonda del paese romagnolo. Poi si gira a sinistra e lì iniziano le curve, tutta da congiungere con gli occhi. Poi all’improvviso, poco prima della rocca, te lo trovi , piantato sulla destra, quasi timido. Si chiama “Petrella”, anzi, “il Petrella”, forse perché è dedicato a un uomo, Errico, ma anche perché “il” sta a indicare “il” teatro. Se vogliamo utilizzare il femminile, va bene anche “la bomboniera” perché “il Petrella” è a tutti gli effetti questa cosa qui: uno scrigno prezioso che contiene teatro, arte, spettatori. In una parola, bellezza. Ha circa 200 posti distribuiti tra il loggione e i due ordini di palchi, come a dire: “Vieni e scegli, ti do la possibilità di ‘osservare’ quello che accade in scena da diverse prospettive”. Certo, lo fanno anche gli altri teatri, quasi tutti perlomeno, ma se non ci sei stato non puoi capire cosa significhi “entrare” al “Petrella”. 

È un discorso sensoriale. Tutti i sensi, tutti proprio. L’olfatto per esempio, che si sofferma sui profumi del tempo, e gli occhi, ma solo per chi sa anche osservare e non solo vedere, è una cosa che riguarda la capacità di mettere a fuoco i particolari e non farseli scorrere via, così, come fanno per esempio i bambini che corrono sui prati e prendono i soffioni e lì ci soffiano dentro tutta la loro innocenza, la leggerezza dei loro anni, e i soffioni volano e tu li perdi di vista, bellezza.

Senti la tua voce. Non la tua proprio, quella… diciamo… più gentile? Riecheggia, rimbalza sul sipario o sulle poltroncine, sopra i marmi – sono marmi, forse, non lo so… ma sono lisci e per me, bellezza, nulla è liscio come il marmo….

Le mani le appoggi al parapetto. Ma devono essere pulite: ci vuole rispetto, madama, rispetto, ecco, che quando sei lì poi certe cose ti vengono anche spontanee. Solo così sentirai i velluti, le pareti lisce dei palchetti, il legno che scricchiola sotto ai tuoi piedi, e lo senti nell’aria, quell’aria zuccherata che è quasi dolce, che poi quella è una bomboniera.

Scritto per ITineraris da Alessandro Carli, giornalista.