L’AZDORA ROMAGNOLA

azdora azdoura romagnola
Azdôra romagnola - Foto: ITineraris

Nel vocabolario romagnolo-italiano di Libero Ercolani ed. Monte di Ravenna, alla parola Azdôr troviamo Reggitore. Colui che dirige gli affari della famiglia e i lavori dei campi. Alla parola Azdôra: Reggitora. Colei che presiede al governo della casa.

Non a caso nella definizione al femminile vengono utilizzati i termini “presiede” e “governo”, infatti la donna in Romagna non ha solo avuto da sempre il compito di gestire i lavori di casa, ma di governarli e di presiederli. La “reggitora” è colei che sostiene e che regge. Una colonna portante. A Lei siamo grati se alla parola Romagna l’istinto ci porta a pensare alle molteplici usanze quotidiane e pietanze tradizionali che hanno mantenuto la loro originalità nel corso degli anni. Da queste parti, proprio per evidenziare la loro importanza, davanti ai nomi propri femminili si aggiunge l’Articolo.

Le nostre nonne, però, ci raccontano che oltre a stare a “governare” la casa, molte volte dovevano anche andare nei campi, ma a quel punto diventava un danno per la gestione domestica:

Quand che l’azdôra la va ala campâgna la perd piò che la ‘n guadâgna (quando l’azdora va in campagna perde di più di ciò che guadagna)

Questo detto ci insegna che Lei non poteva assolutamente mancare, nessuno poteva sostituirLa.

Il danaro veniva gestito dal capofamiglia, ma era la donna che andava al mercato con uova, formaggio e pollame per ricavarne olio, sale e tutto ciò che serviva al focolare domestico, Lei sapeva scegliere perché era Lei che cucinava e che riusciva a ottenere il risultato finale che poi finiva nei piatti e che doveva sfamare l’intera famiglia.

L’elemento più poetico di questa figura era la fantasia che riusciva ad avere nella creazione dei suoi piatti, in nessun’altra regione in Italia ci sono così tante tipologie di pasta, perché l’azdora era la Regina della Sfoglia. Tutte le varianti di pasta asciutta, il brodo e le vaste tipologie di condimenti in base alla stagionalità costituiscono un vero e proprio “patrimonio gastronomico” da trasmettere alle generazioni future e che non dobbiamo assolutamente dimenticare.

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